Hai un reddito di 4mila euro al mese e un posto fisso e vuoi comprare casa? Non è detto che la banca ti conceda il mutuo, anzi una su quattro te lo negherà. è questo il risultato di un'inchiesta di altro consumo condotta su 155 agenzie di 10 città. nel momento di chiedere un finanziamento neanche il posto fisso è garanzia di successo
l'avventura di Mario
"mario" quarentenne con lavoro a tempo indeterminato e stipendio da 4mila euro al mese si è recato in 155 agenzie bancarie di 10 città (bari, bologna, brescia, firenze, genova, milano, napoli, roma, torino e verona). la sua richiesta era per un mutuo di 240mila euro per la copertura dell'80% del valore della casa (pari a 300mila euro). la risposta del 26% dei contribuenti è stato un bel no secco. Alcuni isitituti hanno considerato la richiesta troppo esosa perché normalmente concedono solo il 60,70% dell'importo. altre banche come la banca del mugello credito cooperativo e chianti banca hanno chiesto un garante, altre ancora non accendono un mutuo superiore ai dieci anni. ma c'è anche chi ha considerato troppo basso il reddito di mario. un caso a parte, l'agenzia di firenze dell'unipol banca che non ha ricevuto neanche il richiedente perché gli appuntamenti sono "solo per chi è già cliente"
spread, polizze e pratiche scorrette
ma non sono solo i rifiuti a rendere difficile la vita di mario. gli istituti bancari applicavano uno spread medio del 3,58%, e si andava dai 2,5% della banca di verona al 6% del creval di milano. E che dire delle pratiche scorrette delle banche? l'80% degli istituti di credito ha messo come condizione per la concessione del mutuo l'apertura di un conto corrente presso la propria filiale, il 24% la sottoscrizione di una polizza vita venduta da loro. nessun rispetto poi per l'obbligo di consegnare due preventivi di operatori diversi per questo tipo di assicurazione. e c'è anche chi invece della polizza vita ha proposto una polizza incendio. sei agenzie su dieci, inoltre, non hanno consegnato il modulo esis che seguendo standard europei consentire di confrontare le offerte di mutuo delle diverse banche .
da idealista.it
martedì 17 settembre 2013
martedì 10 settembre 2013
LE SOCIETA' DI RECUPERO CREDITI - Tutela del consumatore - Informazioni
In tempi di crisi, le società di recupero crediti scendono in campo più aggressive che mai, spesso travalicando però i limiti consentiti loro dalla legge. Si tratta quasi sempre di condotte isolate, poste da singoli operatori telefonici poco rispettosi delle regole – e mai avallate dalle società stesse – allo scopo di conseguire più elevate percentuali di “recuperato” e, di conseguenza, soddisfacenti provvigioni. Ecco dunque una rassegna delle condotte che esse devono tenere e l’elenco dei comportamenti illegali.
Obbligo di informazione all’interessato
Quando la società di recupero contatta il debitore deve sempre presentarsi e riferire immediatamente per conto di chi sta telefonando e per quale credito. È diritto del debitore conoscere il nome dell’operatore, della società di recupero crediti e del creditore per il quale si sta tentando il recupero.
Numero visibile
La società di recupero deve sempre contattare l’interessato da un numero visibile. Al contrario, vengono spesso segnalati casi di telefonate da numeri anonimi.
Divieto di false dichiarazioni e condotte ingannevoli
Le società di recupero crediti non possono riferire al debitore informazioni false e ingannevoli al solo fine di intimorirlo. In particolare, i soggetti incaricati al recupero non possono minacciare azioni o iniziative legali sproporzionate, puramente fantasiose o vessatorie.
Ecco alcuni esempi di false affermazioni delle società di recupero:
- il mancato pagamento dei debiti è un reato e si rischia il carcere: al contrario, si tratta di un inadempimento di natura civilistica e non configura mai illecito penale. Esso può dar luogo, al massimo, a un recupero crediti con l’ufficiale giudiziario;
- il mancato pagamento può portare alla dichiarazione di fallimento: in realtà è sempre necessaria un’apposita procedura fallimentare, preceduta dall’emissione di un decreto ingiuntivo o di una sentenza che attesti l’esistenza del credito;
- al mancato pagamento può far seguito il pignoramento di beni mobili o immobili o addirittura dello stipendio: in realtà affinché possa esserci pignoramento è necessario che intervenga prima una sentenza o un decreto ingiuntivo e previo procedimento dinanzi al giudice. Dunque, il debitore riceverà comunque altri atti a casa e sarà sempre messo nella condizione di difendersi.
- in caso di mancato pagamento sopraggiungerà l’esattore: in realtà, non esiste la figura dell’esattore per crediti privati. Esiste, al massimo, l’ufficiale giudiziario, e quindi il normale pignoramento; ma anche in questo caso deve prima intervenire una sentenza di condanna o un decreto ingiuntivo.
Segnalazione alla Crif
Spesso le società di recupero crediti minacciano l’iscrizione del debitore nella banca dati della Crif. Ciò è possibile solo se il debito è stato contratto con una banca o una finanziaria. Negli altri casi, invece (per es. società telefoniche, della luce, paytv ecc.) non è possibile alcuna segnalazione.
Stalking
Gli incaricati del recupero crediti devono attenersi con scrupolo alle norme riguardanti l’incoercibilità psichica e fisica personale. Ciò vuol dire che essi non possono contattare il debitore in orari irragionevoli, con frequenza superiore al dovuto e in luoghi inadeguati (per es. posto di lavoro per i motivi sopra spiegati).
In alcuni casi, le condotte ingannevoli e le pressioni psicologiche poste in essere dalle società di recupero possono integrare reati di violenza e minaccia.
Comunicazioni a terzi
Le società di recupero crediti non possono comunicare informazioni sui mancati pagamenti a soggetti diversi dal diretto interessato. Così l’operatore telefonico non può rivelare le ragioni della telefonata ai familiari, ai colleghi di lavoro o ai vicini di casa del debitore, specie se con lo scopo di esercitare pressione su quest’ultimo.
Reperimento del numero di telefono
Quando il debitore ha voluto mantenere il proprio numero di telefono riservato, non inserendolo in albi, elenchi o non lo abbia comunicato al creditore (come spesso succede nel contratto con questi firmato), la società di recupero non può reperire il recapito telefonico in modi alternativi (per esempio, chiedendolo ai vicini di casa dello stesso stabile).
Registrazioni
Sono vietate le telefonate preregistrate volte a sollecitare il pagamento.
Avvisi di mora
È vietata l’affissione, ad opera di incaricati del recupero crediti, di avvisi di mora (o di sollecitazioni di pagamento) sulla porta del debitore, potendo tali dati personali venire a conoscenza di una serie indeterminata di soggetti con conseguente diffusione illecita di dati personali. Per la stessa ragione sono vietati i messaggi lasciati nella segreteria telefonica, le cartoline postali o i plichi recanti all’esterno la scritta “recupero crediti” (o locuzioni simili).
Dati personali
Le società di recupero crediti possono utilizzare solo i dati del debitore necessari all’esecuzione dell’incarico: dati anagrafici, codice fiscale o partita Iva, ammontare del credito vantato (unitamente alle condizioni del pagamento) e recapiti (anche telefonici), di norma forniti dall’interessato in sede di conclusione del contratto o comunque desumibili da elenchi o registri pubblici. I dati dell’interessato devono essere cancellati una volta che la pratica si è conclusa e le somme dovute sono state recuperate.
Recupero crediti domiciliare
Gli incaricati del recupero crediti possono recarsi presso l’abitazione dell’interessato, ma devono adottare tutti gli accorgimenti necessari per evitare la lesione della privacy e della dignità di quest’ultimo. In ogni caso è diritto del debitore non aprire e rifiutarsi di comunicare con loro.È severamente vietata, infatti, agli incaricati la violazione del domicilio dell’interessato cioè l’introdursi nell’abitazione di quest’ultimo senza il suo consenso. Attenzione: tali incaricati non sono pubblici ufficiali, non sono ufficiali giudiziari, ma semplici privati cittadini, incaricati di un recupero credito e delegati da società private. Pertanto non avete alcun obbligo nei loro confronti!
Obbligo di informazione all’interessato
Quando la società di recupero contatta il debitore deve sempre presentarsi e riferire immediatamente per conto di chi sta telefonando e per quale credito. È diritto del debitore conoscere il nome dell’operatore, della società di recupero crediti e del creditore per il quale si sta tentando il recupero.
Numero visibile
La società di recupero deve sempre contattare l’interessato da un numero visibile. Al contrario, vengono spesso segnalati casi di telefonate da numeri anonimi.
Divieto di false dichiarazioni e condotte ingannevoli
Le società di recupero crediti non possono riferire al debitore informazioni false e ingannevoli al solo fine di intimorirlo. In particolare, i soggetti incaricati al recupero non possono minacciare azioni o iniziative legali sproporzionate, puramente fantasiose o vessatorie.
Ecco alcuni esempi di false affermazioni delle società di recupero:
- il mancato pagamento dei debiti è un reato e si rischia il carcere: al contrario, si tratta di un inadempimento di natura civilistica e non configura mai illecito penale. Esso può dar luogo, al massimo, a un recupero crediti con l’ufficiale giudiziario;
- il mancato pagamento può portare alla dichiarazione di fallimento: in realtà è sempre necessaria un’apposita procedura fallimentare, preceduta dall’emissione di un decreto ingiuntivo o di una sentenza che attesti l’esistenza del credito;
- al mancato pagamento può far seguito il pignoramento di beni mobili o immobili o addirittura dello stipendio: in realtà affinché possa esserci pignoramento è necessario che intervenga prima una sentenza o un decreto ingiuntivo e previo procedimento dinanzi al giudice. Dunque, il debitore riceverà comunque altri atti a casa e sarà sempre messo nella condizione di difendersi.
- in caso di mancato pagamento sopraggiungerà l’esattore: in realtà, non esiste la figura dell’esattore per crediti privati. Esiste, al massimo, l’ufficiale giudiziario, e quindi il normale pignoramento; ma anche in questo caso deve prima intervenire una sentenza di condanna o un decreto ingiuntivo.
Segnalazione alla Crif
Spesso le società di recupero crediti minacciano l’iscrizione del debitore nella banca dati della Crif. Ciò è possibile solo se il debito è stato contratto con una banca o una finanziaria. Negli altri casi, invece (per es. società telefoniche, della luce, paytv ecc.) non è possibile alcuna segnalazione.
Stalking
Gli incaricati del recupero crediti devono attenersi con scrupolo alle norme riguardanti l’incoercibilità psichica e fisica personale. Ciò vuol dire che essi non possono contattare il debitore in orari irragionevoli, con frequenza superiore al dovuto e in luoghi inadeguati (per es. posto di lavoro per i motivi sopra spiegati).
In alcuni casi, le condotte ingannevoli e le pressioni psicologiche poste in essere dalle società di recupero possono integrare reati di violenza e minaccia.
Comunicazioni a terzi
Le società di recupero crediti non possono comunicare informazioni sui mancati pagamenti a soggetti diversi dal diretto interessato. Così l’operatore telefonico non può rivelare le ragioni della telefonata ai familiari, ai colleghi di lavoro o ai vicini di casa del debitore, specie se con lo scopo di esercitare pressione su quest’ultimo.
Reperimento del numero di telefono
Quando il debitore ha voluto mantenere il proprio numero di telefono riservato, non inserendolo in albi, elenchi o non lo abbia comunicato al creditore (come spesso succede nel contratto con questi firmato), la società di recupero non può reperire il recapito telefonico in modi alternativi (per esempio, chiedendolo ai vicini di casa dello stesso stabile).
Registrazioni
Sono vietate le telefonate preregistrate volte a sollecitare il pagamento.
Avvisi di mora
È vietata l’affissione, ad opera di incaricati del recupero crediti, di avvisi di mora (o di sollecitazioni di pagamento) sulla porta del debitore, potendo tali dati personali venire a conoscenza di una serie indeterminata di soggetti con conseguente diffusione illecita di dati personali. Per la stessa ragione sono vietati i messaggi lasciati nella segreteria telefonica, le cartoline postali o i plichi recanti all’esterno la scritta “recupero crediti” (o locuzioni simili).
Dati personali
Le società di recupero crediti possono utilizzare solo i dati del debitore necessari all’esecuzione dell’incarico: dati anagrafici, codice fiscale o partita Iva, ammontare del credito vantato (unitamente alle condizioni del pagamento) e recapiti (anche telefonici), di norma forniti dall’interessato in sede di conclusione del contratto o comunque desumibili da elenchi o registri pubblici. I dati dell’interessato devono essere cancellati una volta che la pratica si è conclusa e le somme dovute sono state recuperate.
Recupero crediti domiciliare
Gli incaricati del recupero crediti possono recarsi presso l’abitazione dell’interessato, ma devono adottare tutti gli accorgimenti necessari per evitare la lesione della privacy e della dignità di quest’ultimo. In ogni caso è diritto del debitore non aprire e rifiutarsi di comunicare con loro.È severamente vietata, infatti, agli incaricati la violazione del domicilio dell’interessato cioè l’introdursi nell’abitazione di quest’ultimo senza il suo consenso. Attenzione: tali incaricati non sono pubblici ufficiali, non sono ufficiali giudiziari, ma semplici privati cittadini, incaricati di un recupero credito e delegati da società private. Pertanto non avete alcun obbligo nei loro confronti!
EURIBOR EURIRS - 10 SETTEMBRE 2013
Il valore dei tassi di riferimento dipende dall' andamento dei mercati finanziari e varia quindi ogni giorno. La fonte dei nostri dati è IlSole24Ore. Per i mutui e i finanziamenti a questi tassi và aggiunto lo spread bancario.
TASSO VARIABILE (euribor)
1 mese 0,13%
3 mesi 0,23%
6 mesi 0,34%
12 mesi 0,55%
TASSO FISSO (eurirs)
1 anno 0,44%
5 anni 1.45%
10 anni 2.27%
15 anni 2,30%
20 anni 2,67%
25 anni 2,77%
30 anni 2,77%
EURIRS
Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso. E' diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea ed è pari ad una media ponderata delle quotazioni alle quali le banche operanti nell'Unione Europea realizzano l'Interest Rate Swap. E' detto anche IRS.
EURIBOR
Tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. E' utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile.
TASSO BCE (0,50)
Tasso di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE). Rappresenta il tasso al quale la Banca Centrale Europea concede prestiti alle banche operanti nell’Unione Europea.
TASSI DI USURA ANNUO (terzo trimestre 2013)
Mutui a tasso fisso. Per tutti gli importi 10,362
Mutui a tasso variabile. Per tutti gli importi 8,600
lunedì 5 agosto 2013
MUTUI - Nuove forme di tutela per i consumatori
Con il decreto Legge “Commissioni bancarie” del 2012 è stato introdotto un nuovo strumento di tutela nei confronti di quei consumatori che riscontrino problemi di accesso a forme di credito e ritengano di aver ricevuto un ingiustificato rifiuto da parte delle banche. Si tratta di casi in cui i clienti vedono rifiutata la loro richiesta di mutuo, di finanziamento o rilevano altri problemi quali inasprimento delle condizioni, revoca di un finanziamento, etc. In tutti questi casi il cliente può rivolgersi direttamente al Prefetto in forma riservata tramite la posta certificata e far presente tutte le irregolarità riscontrate. Viene attivata una procedura con la quale il Prefetto chiede alla banca un riscontro sulla meritevolezza del credito che deve essere inviato entro il termine previsto di 30 giorni. Entro i 60 giorni successivi, il Prefetto invierà una relazione alla Segreteria Tecnica ABF (Arbitro Bancario Finanziario), alla banca e all’interessato contenente l’oggetto del ricorso e le motivazioni per le quali si ritiene di dover sottoporre la controversia all’ABF. Nei trenta giorni successivi l’ABF, previo esame da parte del proprio Collegio, dovrà adottare una decisione che verrà comunicata alle parti e per conoscenza anche al Prefetto. La possibilità di ricorrere dunque all’ABF consente ai clienti di porre in essere una modalità di risoluzione delle controversie di natura stragiudiziale, che rispetto ad un ricorso giudiziale consente di attivare procedimento molto più semplice, veloce ed economico. Per ricorrere all’ABF è necessario utilizzare la modulistica presente sul sito della prefettura ed inoltrare la propria istanza all’indirizzo di posta elettronica certificata protocollo.preftr@pec.interno.it.
lunedì 1 luglio 2013
Sparita la figura del mediatore creditizio, chi richiede un mutuo è vittima dei costi delle banche
C’era una volta il mediatore creditizio. Soggetto apprezzato dal sistema bancario, ma non troppo dalla clientela perché, in quanto professionista, sebbene a volte poco professionale, veniva percepito solo come un costo ulteriore nella già onerosa operazione di acquisto di immobili. Figura nostalgica, quella del mediatore creditizio, assimilabile ad un moderno Robin Hood per le sue proclamate lotte contro il sistema bancario a tutela della clientela. Sempre tra l’incudine e martello, da una parte i clienti difesi e solitamente soddisfatti (se si esclude il momento del pagamento della commissione da sborsare), dall’altra le banche sornione per essersi ritrovata canalizzata la clientela da professionisti retribuiti a costi variabili o talvolta nemmeno retribuiti. La banche quindi potevano permettersi di inseguire budget sempre più ricchi, sicure delle loro ipoteche immobiliari spesso iscritte fino al 300% dell’importo di mutuo erogato, in un mondo, quello dell’immobiliare, che vedeva i valori delle case aumentare sempre più. Fino a qualche anno fa le banche finanziavano ogni tipo di cliente, concedendo importi di mutuo decisamente superiori ai valori degli immobili acquistati. Erano gli anni degli “affari d’oro”. I prezzi non avevano fatto che salire, ma ciò nonostante, grazie ai mutui erogati dalla banche, i clienti riuscivano ad acquistare a prezzi stracciati. Immobili valutati € 300.000 da periti graditi al sistema bancario venivano acquistati a € 200.000. quindi perché non finanziare questi geniali affaristi sul valore di stima piuttosto che sul valore d’acquisto? Improvvisamente, ma non inaspettatamente, nel 2006 il primo fulmine a ciel sereno arriva da Oltreoceano. Negli Stati Uniti i prezzi delle case subiscono una flessione. Poi esplode il bubbone dei mutui subprime, la crisi si espande a fine 2008 anche in Europa e imperversa per tutto il 2009. Il sistema crolla. La liquidità per il privato e, ancor più velocemente per l’impresa, svanisce. La cassintegrazione si diffonde, la difficoltà d’accesso al sistema bancario è al punto massimo. Tutto portava a credere che le banche avrebbero sempre più avuto bisogno dei mediatori per interpretare la difficile situazione economica riflessa sulla loro potenziale clientela e che proprio nelle mani e nelle meningi di questo professionista avrebbero iniziato sempre più frequentemente a prendere forma i sogni degli Italiani. Il sogno di una casa. La realizzazione dell’appartamento in perfetto stile Ikea. Invece accade l’imponderabile. La banca inizia a diffidare dei periti, dei mutui subprime, dei mediatori creditizi. Inizia ad etichettare come responsabili tutti i soggetti esterni al sistema. I periti devono confluire in società che si assumono il rischio di valutazioni errate, ovviamente solo a rialzo, creando un’eccessiva stretta in tal senso. I mediatori creditizi scompaiono o quasi, Banca d’Italia interviene a fine 2010 precisando alcune proibitive regole d’accesso alla professione e facendo praticamente piazza pulita del settore. Altri mediatori finiscono per confluire nel sistema bancario, come agenti, sposandone il metodo. La metamorfosi ha finalmente inizio. Niente credito a chi ha bisogno di credito. Credito solo a chi offre garanzie. Fare banca è diventato un “affare serio”. Il mutuo, come altri prodotti bancari, deve garantire all’istituto di credito una certa redditività, altrimenti dal punto di vista della banca non ha senso farlo. Non avrà mica uno scopo sociale? Avendo eliminato, o quasi, dalla filiera la figura del mediatore, la banca può permettersi di aumentare notevolmente le spese di istruttoria (in alcuni casi pari a 1,5% dell’importo erogato), impone l’assicurazione incendio e scoppio proponendola come obbligatoria per legge e aumenta i costi di perizia perché “legati a società esterne specializzate”. Come se non fosse sufficiente, al cliente spesso vengono addebitati anche costi mai sentiti prima, come una fee una tantum per l’uscita del procuratore destinato a stipulare l’atto notarile (più di € 100 per un paio di sigle e una firma), le spese di incasso rata applicate anche su propri conti correnti e le spese di gestione contratto. Dopo tutti questi “servizi utili al cliente” non ci si può fermare, perciò ecco polizze assicurative, inesistenti prima della crisi dei mutui, come quelle a tutela della perdita impiego, del ricovero ospedaliero, dell’infortunio, della malattia o della morte. Polizze utili, per carità, ma vendute a scopo puramente redditizio: lo dimostra il fatto che le assicurazioni collegate al sistema retrocedono alla banca una commissione sui contratti, ed inoltre tali polizze sono da pagare a premio unico anticipato, al fine di incassare la provvigione piena.
Il gioco è fatto. La quota destinata al mediatore è finita in tasca alla banca. In diversi casi i costi di banca comprensivi delle polizze assicurative accessorie arrivano al 7% del capitale erogato!
Con tali margini è possibile tornare a chiudere un occhio sulle valutazioni immobiliari, considerando principalmente la stima e non il prezzo d’acquisto. Interiorizzato il problema dei subprime, niente cambia per le banche che continuano a fare affari. Fino alla prossima crisi dei mutui.
cit Paolo Amari
lunedì 17 giugno 2013
PAGAMENTI RITARDATI NEI MUTUI E FINANZIAMENTI
Quando si stipula un contratto di finanziamento, tra le varie indicazioni, vi è la data di scadenza delle singole rate. Successivamente, anche in presenza di ulteriori comunicazioni da parte della banca o finanziaria, è necessario porre la massima attenzione ai pagamenti.
E' buona regola rispettare le scadenze puntualmente: anche in caso di rimborso tramite RID (addebito sul conto corrente), si consiglia di verificare sempre con la massima attenzione che la rata sia stata regolarmente pagata dalla banca, e che il pagamento sia andato a buon fine. Infatti, anche se la causa non è imputabile al debitore, le finanziarie provvederanno a registrare il ritardo con tutte le conseguenze che ne derivano.
Le conseguenze di un ritardo o mancato pagamento di una rata possono essere così riassunte:
Mora: gli interessi vengono maggiorati di una determinata percentuale stabilita dalla legge.
Registrazione: il rischio è quello di compromettere l'affidabilità creditizia con ripercussioni sulla futura concessione di altri prestiti da altre banche o finanziarie; si consideri infatti che i dati positivi e negativi possono essere condivisi dall'intero sistema bancario e finanziario (vedi Sistemi di Informazioni Creditizie - SIC).
Risoluzione del contratto: il mancato pagamento di anche una sola rata può autorizzare il finanziatore a risolvere il contratto unilateralmente.
In ogni caso, la banca o finanziaria prima di registrare il ritardo in banca dati avverte il cliente intimandolo a pagare (messa in mora); inoltre, si tenga presente che in caso di:
Primo ritardo: il primo ritardo non può essere visualizzato prima che siano scadute almeno due rate mensili consecutive o prima di 60 giorni dall'aggiornamento mensile. Nel caso di un'impresa o di un professionista, il ritardo non può essere visualizzato prima di 30 giorni dall'aggiornamento mensile;
Ritardi successivi al primo di due rate o due mesi poi sanati: sono visualizzati nel momento stesso in cui si verificano e ne rimane memoria per 12 mesi a partire dal giorno dell'avvenuto saldo;
Ritardi superiori poi sanati: ne rimane memoria per 24 mesi a partire dal giorno dell'avvenuto saldo.
In tutti i casi anche qualora un evento negativo non sia sanato questo non potrà rimanere registrato per più di 36 mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto o dalla data in cui è risultato necessario l'ultimo aggiornamento (vedi anche i Tempi di conservazione dei dati nei SIC).
domenica 12 maggio 2013
Italiani diffidenti verso le banche. Uno su quattro non ha depositi
Un italiano su quattro non lascia i soldi in banca. Certo, con l’aria che tira ci vuole un bel coraggio, verrebbe da dire. E il problema sembra tipicamente dell’Italia che paradossalmente vede una presenza di istituti di credito per abitante sul territorio superiore a qualsiasi stato europeo e una concentrazione di ricchezza personale che supera quella delle ricca e industrializzata Germania. Ma, tant’è e, dati alla mano, nel nostro paese ci sono 15 milioni di persone che non lasciano i propri risparmi in banca. Alla base di tutto, ci sono costi bancari eccessivi e scarsa scolarizzazione. A rivelarlo è una elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre (basato su dati della Commissione europea che ha monitorato quanti cittadini europei con più di 15 anni di età non dispongono di un contro corrente bancario) secondo la quale a livello europeo nessun altro Paese può contare un numero così elevato di cittadini che non possiede un contro corrente in un istituto di credito. Si tratta di un vero e proprio primato che ci fornisce un quadro non necessariamente negativo e che, non può fare a meno che indurci a riflettere sui motivi per i quali c’è disaffezione verso le banche. “Questo record europeo – spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – è riconducibile a ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese. Non possiamo disconoscere, ad esempio, che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca”. A questo principale aspetto bisogna aggiungere i costi di tenuta di conto corrente in Italia che l’Unione Europea ha classificato come “eccessivamente onerosi” rispetto alla media dei paesi dell’eurozona, oltre alle imposte di bollo che non tutti sono disposti a pagare per avere un conto corrente bancario o postale. Un problema già noto da tempo e che purtroppo non è mai stato risolto con decisione. All’Italia, con quasi 15 milioni di persone senza un conto (pari al 29% degli italiani over 15) seguono paesi come la Romania, con poco più di 9.860.000 persone (55% dei romeni over 15 ) e la Polonia, con poco meno di 9.700.000 cittadini (30%). Il divario con i Paesi nostri omologhi è abissale. In Francia e nel Regno Unito i cosiddetti ‘unbanked’ sono in entrambi i Paesi poco più di un milione e mezzo (pari al 3% della popolazione con più di 15 anni). In Germania, invece, la soglia di coloro che non detengono un conto corrente si abbassa a poco più di un milione e quattrocentomila persone (pari al 2%). Ogni cittadino che possiede un conto in banca si sente spiato. Ma la mancanza di fiducia verso le banche si è andata acuendo con la crisi finanziaria e in particolare per colpa della politica di lotta all’evasione fiscale fortemente voluta dal governo Monti che ha di fatto demolito il segreto bancario. Da quest’anno, infatti, tutti i rapporti bancari sono aperti all’occhio vigile dell’Agenzia delle Entrate che, in questo modo, può analizzare e valutare, non solo le spese ingiustificate, ma anche lo stile di vita e le abitudini di ciascun contribuente. Ogni cittadino che possiede un conto in banca o alle poste si sente quindi spiato. Per questo motivo – secondo Cgia – in Italia è ancora molto praticato il pagamento in contanti e moltissimi pensionati preferiscono tenere i propri soldi nei libretti di risparmio postale o utilizzare in misura maggiore, rispetto ai cittadini di qualsiasi altro Paese dell’Ue, il conto corrente di un familiare. Non solo, da un paio di anni a questa parte si è incrementata anche la chiusura di conti correnti italiani e l’apertura di conti all’estero, proprio per evitare che l’occhio indiscreto del fisco vada a vedere come e quando si spendono i propri soldi, ma anche nel timore che prima o poi lo Stato italiano possa effettuare un prelievo forzoso sui risparmi affidati alle banche. Del resto, è già successo.
da investireoggi.it
martedì 30 aprile 2013
Moratoria mutuo prima casa
Dal 27 aprile torna operativo il Fondo di Solidarietà per i mutui prima casa del ministero dell'Economia e delle Finanze, Il Fondo consente la sospensione, fino a 18 mesi, del pagamento dell’intera rata del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale. Il Fondo – rifinanziato dal Decreto “Salva Italia” con ulteriori 20 milioni di euro – sosterrà i costi relativi agli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo della sospensione. In pratica il Fondo ripagherà alla banca il tasso di interesse applicato al mutuo con esclusione della componente di “spread”. Il Fondo, operativo dalla fine del 2010, ha consentito, sinora, la sospensione di circa 6.000 mutui. La sospensione non comporta l'applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria e avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive e viene concessa anche per i mutui che hanno già fruito di altre misure di sospensione, purché tali misure non determinino complessivamente una sospensione dell'ammortamento superiore a 18 mesi.
La sospensione non può essere richiesta per i mutui che abbiano almeno una delle seguenti caratteristiche:
1. ritardo nei pagamenti superiore a novanta giorni consecutivi al momento della presentazione della domanda da parte del mutuatario, ovvero per i quali sia intervenuta la decadenza dal beneficio del termine o la risoluzione del contratto stesso, anche tramite notifica dell'atto di precetto, o sia stata avviata da terzi una procedura esecutiva sull'immobile ipotecato;
2. fruizione di agevolazioni pubbliche;
3. un'assicurazione a copertura del rischio che si verifichino gli eventi di cui sopra, purché tale assicurazione garantisca il rimborso almeno degli importi delle rate oggetto della sospensione e sia efficace nel periodo di sospensione stesso.
Chi può fare richiesta
I nuovi criteri previsti dalla legge e dal Regolamento del Fondo prevedono che la sospensione è concessa per i mutui di importo erogato non superiore a € 250.000, in ammortamento da almeno un anno, il cui titolare abbia un indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 30.000 euro. La sospensione del pagamento della rata di mutuo è subordinata al verificarsi di almeno uno dei seguenti eventi, relativi alla sola persona del mutuatario, intervenuti successivamente alla stipula del contratto di mutuo e accaduti nei 3 anni antecedenti alla richiesta di ammissione al beneficio:
1. cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia o di anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa, con attualità dello stato di disoccupazione;
2. cessazione dei rapporti di lavoro di cui all'art. 409, numero 3), del codice di procedura civile, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di recesso datoriale per giusta causa, di recesso del lavoratore non per giusta causa, con attualità dello stato di disoccupazione;
3. morte o riconoscimento di handicap grave, ai sensi dell'art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero di invalidità civile non inferiore all'80 per cento.
In casi di mutuo cointestato, gli eventi possono riferirsi anche ad uno solo dei mutuatari.
lunedì 15 aprile 2013
Nei primi 9 mesi 2012 mutui in caduta libera, -39,5%
Mutui in caduta libera nei primi nove mesi del 2012. Le concessioni di ipoteche immobiliari a garanzia di mutui, finanziamenti ed altre obbligazioni verso banche e soggetti diversi dalle banche registrano una perdita annua del 39,5%. Il calo è particolarmente accentuato nelle isole (-50,6%) e al Sud (-42,8%). Lo rileva l'Istat.
Legge di stabilità 2013 - Agevolazioni fiscali sui mutui
L’ultima versione della Legge di Stabilità per il 2013 ha introdotto novità interessanti e positive per le famiglie, e soprattutto per quelle che hanno stipulato un mutuo. Come molti sanno la bozza di Legge di Stabilità per il 2013 prevedeva inizialmente il taglio del tetto massimo di detrazioni fiscali della famiglia da 4 mila euro a 3 mila euro. Inoltre, e questo era l’elemento più gravoso per i bilanci familiari, il limite dei 3 mila euro non andava a conteggiare solo gli interessi sul mutuo, come avvenuto in passato, ma anche le altre spese tradizionalmente oggetto di detrazioni fiscali. Ci riferiamo a tutte quelle voci di natura non sanitaria, come le assicurazioni vita o le spese per palestre dei figli. Come abbiamo avuto modo di dimostrare in un precedente articolo, queste novità fiscali avrebbero di fatto azzerato la detraibilità delle altre spese per le famiglie con un mutuo in essere, e comunque ridotto i benefici fiscali sugli interessi versati alle Banche. Nelle recenti settimane l’opinione pubblica e le associazioni dei consumatori hanno fatto sentire il proprio malcontento e l’insofferenza per l’ennesima misura dell’esecutivo che verrebbe a gravare sulle famiglie, ed in particolare sui ceti meno abbienti. Anche alla luce delle polemiche innescate è stata avviata una revisione della bozza iniziale della Legge di Stabilità. Nella ultima versione sono stati eliminati sia la riduzione del tetto e sia il conteggio cumulato di interessi finanziarie e altre spese sotto il medesimo massimale. In altre parole è mantenuto il tetto attualmente in essere di 4 mila euro: con una aliquota del 19% è dunque consentito un beneficio fiscale massimo di 760 euro. Inoltre il limite dei 4 mila euro varrà per i soli interessi sul mutuo. Le altre spese non sanitarie non rientrano quindi in questo massimale. Conseguentemente il risparmio fiscale sul mutuo non andrà a decurtare i benefici fiscali sulle altre spese. Si tratta quindi di una revisione della bozza di Legge che non penalizza le famiglie, sia che esse detengano mutui e sia che non li detengano. Si tenga presente che gli obiettivi di bilancio concordati dall’Italia a livello Europeo impongono di apportare modifiche alla Legge ma “a saldi invariati”: le risorse pianificate nella stesura iniziale debbono quindi essere recuperate altrove. In altre parole il rischio è quello che venga introdotta una ulteriore misura a compensazione, e che questa venga a gravare su qualche altra voce del nostro bilancio familiare.
domenica 3 febbraio 2013
EURIBOR EURIRS - 2 febbraio 2013
Il valore dei tassi di riferimento dipende dall' andamento dei mercati finanziari e varia quindi ogni giorno. La fonte dei nostri dati è IlSole24Ore.
Per i mutui e i finanziamenti a questi tassi và aggiunto lo spread bancario.
TASSO VARIABILE (euribor)
1 mese 0,12%
2 mesi 0,18%
3 mesi 0,23%
4 mesi 0,29%
5 mesi 0,34%
6 mesi 0,38%
7 mesi 0,42%
8 mesi 0,46%
9 mesi 0,50%
10 mesi 0,55%
11 mesi 0,59%
12 mesi 0,62%
TASSO FISSO (eurirs)
1 anno 0,50%
2 anni 0,66%
3 anni 0,80%
4 anni 0,97%
5 anni 1,13%
6 anni 1,32%
7 anni 1,48%
8 anni 1,64%
9 anni 1,77%
10 anni 1,88%
12 anni 2,07%
15 anni 2,26%
20 anni 2,39%
25 anni 2,42%
30 anni 2,43%
40 anni 2,49%
50 anni 2,53%
EURIRS
Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso. E' diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea ed è pari ad una media ponderata delle quotazioni alle quali le banche operanti nell'Unione Europea realizzano l'Interest Rate Swap. E' detto anche IRS.
EURIBOR
Tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. E' utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile.
TASSO BCE (0,75)
Tasso di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE). Rappresenta il tasso al quale la Banca Centrale Europea concede prestiti alle banche operanti nell’Unione Europea.
TASSI DI USURA ANNUO (quarto trimestre 2012)
Mutui a tasso fisso. Per tutti gli importi 10,675
Mutui a tasso variabile. Per tutti gli importi 8,900
sabato 29 dicembre 2012
MEDIAZIONE CREDIZITIA - le nuove norme a tutela del consumatore - leggere con attenzione
Si è concluso il "travaso" degli agenti finanziari e mediatori creditizi dai vecchi albi tenuti dalla Banca d'Italia ai nuovi elenchi gestiti dall'Organismo degli agenti e dei mediatori (Oam). Con questo passaggio gli agenti immobiliari non potranno più segnalare mutui ai propri clienti, e tantomeno ottenerne un ricavo. È quanto stabilito dal decreto legge 141/2010 che entra in vigore, dopo due anni transitori.
La segnalazione dei mutui è stata un'attività che molti agenti, attraverso convenzioni con istituti o società finanziarie, hanno svolto da sempre e che ora viene a mancare. Le professionalità in questo modo risulteranno ben definite, separate e prive di commistioni: la specializzazione è la ratio della norma entrata in vigore, ma il rischio è che – in un mercato del credito quasi paralizzato – questo allontani ancor di più il cliente dall'accesso al mutuo. L'aspetto positivo è la qualificazione dei mediatori autorizzati, che d'ora in poi devono prestare grande attenzione alla reputazione: la società di mediazione è responsabile anche per fatti penali riconducibili al mediatore.
L'iscrizione agli elenchi dell'Oam è necessaria per esercitare e avviene previo esame: sono esonerati dalla prova solo coloro che effettivamente hanno esercitato l'attività per almeno tre anni nell'ultimo quinquiennio. E non solo: devono almeno aver percepito per questa attività compensi su base annua non inferiori a 5mila euro.
Da oggi gli elenchi tenuti dall'Organismo sono aperti ufficialmente ed è possibile consultarli online, nella sezione Elenchi del sito istituzionale. Di fatto il trasferimento ha scremato di molto la platea degli operatori: i mediatori creditizi iscritti agli albi erano oltre 122mila e oggi sono molte meno le società abilitate. L'Oam ha rispettato i tempi richiesti dalla legge, organizzato le prove d'esame e svolto il lavoro di vigilanza. La riforma, inoltre, prescrive anche la formazione professionale (almeno 60 ore nel biennio) e la stipula di una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni arrecati nell'esercizio dell'attività.
La forte specializzazione richiesta renderà più efficace o complesso il meccanismo di gestione delle pratiche di finanziamento? Ancora non si può dire, ma sicuramente gli agenti immobiliari – a cui viene meno una fonte potenziale di reddito – sono preoccupati dell'impossibilità di parlare di prodotti finanziari ai propri clienti: bisognerà cercare l'appoggio dei consulenti del credito per portare a termine senza intoppi la trattativa, altrimenti la compravendita potrebbe sfumare. Non si potrà più continuare a esercitare da soli, ma sarà necessario formalizzare degli accordi che istituzionalizzino i collegamenti con altri professionisti.
Nel frattempo prosegue anche la "scrematura" degli agenti immobiliari: scade il prossimo maggio 2013 l'obbligo per i titolari delle agenzie di iscriversi al Registro per le imprese presso le Camere di commercio, come previsto dalla direttiva Bolkestein, pena l'impossibilità di continuare a esercitare. Il vecchio Ruolo è stato abolito e, per tutelare il consumatore finale, gli agenti potranno essere identificati con un tesserino rilasciato dalle Camere di commercio (e che può essere ritirato per cessata attività). Purtroppo, ad oggi, molte di loro non hanno ancora recepito il regolamento ministeriale non hanno adeguato le procedure di iscrizione, causando dei ritardi. Le associazioni di categoria, come Fiaip e Fimaa, chiedono di accelerare altrimenti quando scadranno i tempi per le iscrizioni sarà troppo tardi, e molti agenti non potranno più esercitare.
EURIBOR EURIRS - 28 dicembre 2012
Il valore dei tassi di riferimento dipende dall' andamento dei mercati
finanziari e varia quindi ogni giorno. La fonte dei nostri dati è
IlSole24Ore.
Per i mutui e i finanziamenti a questi tassi và aggiunto lo spread bancario.
TASSO VARIABILE
1 mese 0,11%
2 mesi 0,15%
3 mesi 0,19%
4 mesi 0,23%
5 mesi 0,28%
6 mesi 0,32%
7 mesi 0,36%
8 mesi 0,40%
9 mesi 0,43%
10 mesi 0,47%
11 mesi 0,51%
12 mesi 0,54%
TASSO FISSO (eurirs)
1 anno 0,33%
2 anni 0,39%
3 anni 0,48%
4 anni 0,61%
5 anni 0,78%
6 anni 0,95%
7 anni 1,14%
8 anni 1,30%
9 anni 1,43%
10 anni 1,58%
12 anni 1,80%
15 anni 2,02%
20 anni 2,18%
25 anni 2,23%
30 anni 2,25%
40 anni 2,32%
50 anni 2,39%
EURIRS
Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso. E' diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea ed è pari ad una media ponderata delle quotazioni alle quali le banche operanti nell'Unione Europea realizzano l'Interest Rate Swap. E' detto anche IRS.
EURIBOR
Tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. E' utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile.
TASSO BCE
Tasso di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE). Rappresenta il tasso al quale la Banca Centrale Europea concede prestiti alle banche operanti nell’Unione Europea.
TASSI DI USURA ANNUO (quarto trimestre 2012)
Mutui a tasso fisso. Per tutti gli importi 10,675
Mutui a tasso variabile. Per tutti gli importi 8,900
Per i mutui e i finanziamenti a questi tassi và aggiunto lo spread bancario.
TASSO VARIABILE
1 mese 0,11%
2 mesi 0,15%
3 mesi 0,19%
4 mesi 0,23%
5 mesi 0,28%
6 mesi 0,32%
7 mesi 0,36%
8 mesi 0,40%
9 mesi 0,43%
10 mesi 0,47%
11 mesi 0,51%
12 mesi 0,54%
TASSO FISSO (eurirs)
1 anno 0,33%
2 anni 0,39%
3 anni 0,48%
4 anni 0,61%
5 anni 0,78%
6 anni 0,95%
7 anni 1,14%
8 anni 1,30%
9 anni 1,43%
10 anni 1,58%
12 anni 1,80%
15 anni 2,02%
20 anni 2,18%
25 anni 2,23%
30 anni 2,25%
40 anni 2,32%
50 anni 2,39%
EURIRS
Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso. E' diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea ed è pari ad una media ponderata delle quotazioni alle quali le banche operanti nell'Unione Europea realizzano l'Interest Rate Swap. E' detto anche IRS.
EURIBOR
Tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. E' utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile.
TASSO BCE
Tasso di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE). Rappresenta il tasso al quale la Banca Centrale Europea concede prestiti alle banche operanti nell’Unione Europea.
TASSI DI USURA ANNUO (quarto trimestre 2012)
Mutui a tasso fisso. Per tutti gli importi 10,675
Mutui a tasso variabile. Per tutti gli importi 8,900
venerdì 28 dicembre 2012
lunedì 9 luglio 2012
BANCHE - Vi spiego perché si parla di crollo dei mutui. Sono le banche a non concederne più
Anche oggi si parla del crollo dei mutui per la casa concessi dalle banche. E' da un po' di mesi che si rincorrono queste notizie di varie fonti. Il fenomeno esiste e dura da un po' di tempo. Per questo credo sia il caso di farsi qualche domanda. Perché, dunque, sempre meno gente ottiene il mutuo per la casa? Il vero motivo non è certo perché la gente ha smesso di voler comprare la casa. Il motivo è semmai che le banche concedono con più difficoltà i mutui adesso rispetto a un anno fa e soprattutto rispetto a 5/6/10 anni fa. E allora chiediamoci perché le banche italiane concedono con molta più difficoltà i mutui a chi vuole comprarsi, in genere, la prima casa. Per cominciare, alle banche non conviene di per sé prestare i soldi in questa maniera. Se una banca ha della liquidità, e la ottiene dalla Bce all'1 %, la cosa che le conviene di più è ricomprarsi le proprie obbligazioni. Indirettamente investe così senza difficoltà il 7/10% di tasso di interesse che sul mutuo sulla casa non ottiene. Poi alla banca italiana conviene comperare i titoli di stato italiani, perché così si aggrazia il governo, che sarà grato alle banche se le banche sostengono il debito pubblico italiano. E alla banca, ai dirigenti delle banche, conviene più tenersi buono il governo che i poveri, i piccoli risparmiatori zoppicanti. Guardando a cosa succedeva 10/20 anni fa, ci accorgiamo che ul mutuo veniva concesso in base al valore della casa. Negli 90 se la casa valeva 200 milioni di lire e chiedevi un mutuo di 150/160 ti veniva concesso facilmente. Il discorso della banca era semplice: male che vada abbiamo l'ipoteca sulla casa, vendiamo la casa all'asta e recuperiamo. Col tempo, però, le banche si sono accorte che questo sistema era scomodo e sconveniente. Così hanno incominciato a dare una notevole importanza al reddito. Uno non solo deve concedere un'ipoteca sulla casa con un congruo valore, ma deve anche avere un reddito per cui in linea di massima si può prevedere che non si arriverà alla brutta conseguenza di dovere aggredire la casa. Ma recentemente le banche ne hanno aggiunta anche un'altra. Sei assunto a tempo indeterminato ma lavori per un'azienda che potrebbe chiudere? Non ti danno il mutuo. Sei una commessa in un grande magazzino, ma se quello chiude? Non te lo diamo! A questo punto si capisce perché i mutui sono scesi. Ma parlando di mutui, io starei molto attento. Sono diversi i casi incresciosi accaduti negli ultimi tempi. Ad esempio: uno va in banca, firma un mucchio di documenti, la banca gli dice a voce che gli verrà concesso il mutuo e fissa un appuntamento dal notaio, dove arriva il venditore. Ma il giorno prima la banca gli telefona dicendogli che hanno deciso di non dargli il mutuo. Questo per dire: la banca della vostra parola non si fida, la banca non si fida mai di voi. E allora perché dovete essere voi a fidarvi della banca? Della banca non bisogna fidarsi. Non fidatevi di quello che viene detto a voce, che verrà il funzionario della banca a erogare il mutuo, Chiedete garanzie scritte e soprattutto non accettate di pagare le provvigioni alle agenzie immobiliari prima che venga erogato il mutuo. Infine, un altro consiglio. Se uno ha dei risparmi (se è riuscito a mettere qualcosa da parte, o ha avuto una piccola eredità, una grande eredità) la cosa più logica è estinguere, anche solo in parte, il mutuo che si ha. Molta gente mi scrive delle mail, perché magari ha un mutuo che va avanti al 5% di tasso, ha dei risparmi ma è stata convinta a metterli in un fondo della banca, o ad aggiungerli al fondo pensione o a metterli in una polizza vita. La cosa più logica è che se uno ha un debito e ha una liquidità conviene ridurre il debito.
martedì 3 luglio 2012
La bce si prepara a tagliare il costo del denaro: cosa accadrà ai mutui?
Nei prossimi giorni la banca centrale europea deciderà sul taglio dei tassi di interesse. l'aspettativa più diffusa è un taglio del costo del denaro dall'attuale 1% al mimimo storico dello 0,75%. e c'è chi addirittura scommette su un taglio di 50 punti base, dettato dal peggioramento delle condizione economiche della zona euro. ma cosa accadrà al mondo dei mutui a tasso variabile con questo nuova manovra della bce? Il taglio dei tassi di interesse porterebbe ad abbassare le rate dei mutui a tasso variabile, con possibili conseguenze positive anche sul mercato immobiliare, che sta vivendo un momento di profonda crisi. per aumentare l'erogazione dei mutui, gli istituti di credito potrebbero essere costretti a rivedere le condizioni di accesso ai mutui (oggi abbastanza proibitive), abbassando i differenziali. Nelle ultime settimane segnali in questa direzione sono venuti dalle iniziative di alcune banche come intesa sanpaolo e cariparma. La prima ha stanziato un plafond di cinque miliardi di euro per i mutui di famiglie e giovani per l'acquisto della prima casa. La seconda ha avviato un piano di finanziamento alle famiglie di 2,5 miliardi, optando per tenere gli spread a livelli bassi. A remare controcorrente potrebbero essere le nuove norme sulla vendita delle polizze legate ai mutui, entrate in vigore il primo luglio. Il dl liberalizzazione impedisce agli istituti di credito di essere intermediari e beneficiari di polizze vite legate al mutuo, obbligandoli a sottoporre all'attenzione del mutuario almeno due polizze di compagnie diverse.
mercoledì 27 giugno 2012
ANDAMENTO MUTUI - Maggio 2012
I dati del mercato immobiliare spesso si anticipano gli uni con gli altri e gli indicatori sulla domanda di mutui facevano presagire già da mesi il crollo delle compravendite di case di inizio 2012. a maggio, tuttavia, la richiesta di prestiti per la casa, pur restando in congiuntura negativa, sembra cominciare a invertire la tendenza catastrofica registrata fin'ora. un segnale relativamente positivo, da prendere tuttavia con le pinze.
Come ogni mese il barometro crif, il sistema di informazioni creditizie che si basa su dati eurisc e raccoglie i dati di numerosi istituti di credito, ci fa vedere qual è la tendenza nella richiesta di mutui da parte degli italiani. sebbene maggio abbia fatto registrare un -38% interannuale, come vediamo dal grafico sembrerebbe che la tendenza si stia leggermente invertendo. la prudenza in quest'analisi è tuttavia d'obbligo, perché il contesto macroeconomico e la crisi dell'euro determineranno quanto succederà nei prossimi mesi ciononostante, non c'è da stare allegri e per capirlo basta guardare la seguente tabella: nei primi cinque mesi del 2012 la richiesta di mutui è crollata di un sonoro 45%. guardando questi dati c'è persino da stupirsi che il mercato residenziale sia crollato "solo" di un 20%
mercoledì 20 giugno 2012
Casa, il crollo (atteso) è arrivato
Era atteso, annunciato. Leggere l’ultimo bollettino dell’Agenzia del Territorio sull’andamento del mercato immobiliare in Italia è come guardare l’esito di una radiografia sapendo già che non si stava troppo bene. Nel primo trimestre 2012 la compravendita di immobili in Italia è crollata del 17,8% e quasi un quinto delle contrattazioni relative alle abitazioni si è volatilizzato (-19,6%). La casa, che da sola vale il 45% del settore, trascina così al ribasso anche i box (-17,4) e nel complesso il settore degli immobili commerciali perde il -17,6 per cento e quello immobiliare relativo ad attività del terziario scende di ben 19,6% punti di percentuale. Un andamento negativo che non risparmia le grandi come le piccole città e che segue fedelmente gli avvenimenti economici nazionali e sovranazionali degli ultimi mesi del 2011.
Vale la pena di ricordarli? L’introduzione dell’Imu, che ha appesantito la tassazione e reintrodotto l’imposta sulla prima casa, la perdita di 621 mila posti di lavoro in un anno, lo spread e i tassi di interesse sui mutui che restano alti, le banche in crisi di liquidità che concedono i finanziamenti con il contagocce. “E poi il debito degli Stati sovrani, il rischio Grecia, l’assottigliarsi del risparmio e la spesa dei beni durevoli in calo del 7%” commenta Vincenzo De Tommaso, direttore comunicazione dell’osservatorio specializzato sul settore immobiliare Idealista.it. “Sono tutti segnali che vanno soltanto in un senso” continua. E persino il direttore dell’Agenzia Gianni Guerrieri parla apertamente di un mercato in grave flessione, che non promette nulla di buono nemmeno per il futuro. Con un Pil in discesa ancora dell’1,4% e il lavoro che arranca, si guarda ai dati attuali con giustificato allarme. Anche perché la flessione delle compravendite di abitazioni si evidenzia ormai “anche nelle maggiori otto città italiane” si legge nel bollettino dell’Agenzia. Le grandi città infatti, registrano complessivamente un tasso tendenziale in diminuzione del 17,9 per cento, bruciando in brevissimo tempo la “ripresina” registrata negli ultimi mesi del 2011. Tra i comuni infatti, “spiccano le forti flessioni registrate a Palermo (-26,5%), a Genova (-21,8%), a Roma e Firenze (entrambe -21% circa). Ma i cali non risparmiano nemmeno Bologna (-18,4%), Torino (-18,1%), Milano e Napoli, che subiscono rispettivamente una perdita del 10,7 e del 9,8%”. “Il mercato crolla, come previsto” continua De Tomaso “ma nelle città che noi monitoriamo (Milano, Roma, Napoli e Torino) registriamo comunque una buona tenuta dei prezzi. Si sa, il mercato immobiliare funziona amacchia di leopardo,. Più difficile nelle zone periferiche, di fascia bassa, per la vendita di nuove costruizioni. Più resistente nei centri storici o nelle metropoli”. E’ davvero così? Resisteranno i prezzi al crollo del settore? Nelle province delle maggiori città già citate infatti, il dato tendenziale del settore immobiliare viaggia sul -15,9% con il record registrato nell’hinterland di Palermo, che perde più del 25%. D’altronde, nonostante l’iniezione di liquidità operata a più riprese dalla Bce, riuscire a strappare alle banche un finanziamento immobiliare conveniente nella gran parte dei casi resta un miraggio. Gli istituti di credito usano il denaro fresco per sostenere se stesse, ripianare i bilanci, acquistare titoli di Stato e quindi alleviare il debito degli stati. Alle famiglie rimane poco, costrette insieme con il mutuo a stipulare costose assicurazioni, a presentare in banca non soltanto il contratto di lavoro a tempo indeterminato ma anche informazioni sullo stato di salute e il fatturato aziendale. Persino l’indagine sul risparmio presentata ieri a Torino da Centro Einaudi e Banca Intesa San Paolo lo ha sottolineato: la casa non è più in cima ai desideri e gli italiani risparmiano più volentieri per far studiare o lasciare un’eredità ai figli. Ed è così. Per forza di cose.
panorama.it
Vale la pena di ricordarli? L’introduzione dell’Imu, che ha appesantito la tassazione e reintrodotto l’imposta sulla prima casa, la perdita di 621 mila posti di lavoro in un anno, lo spread e i tassi di interesse sui mutui che restano alti, le banche in crisi di liquidità che concedono i finanziamenti con il contagocce. “E poi il debito degli Stati sovrani, il rischio Grecia, l’assottigliarsi del risparmio e la spesa dei beni durevoli in calo del 7%” commenta Vincenzo De Tommaso, direttore comunicazione dell’osservatorio specializzato sul settore immobiliare Idealista.it. “Sono tutti segnali che vanno soltanto in un senso” continua. E persino il direttore dell’Agenzia Gianni Guerrieri parla apertamente di un mercato in grave flessione, che non promette nulla di buono nemmeno per il futuro. Con un Pil in discesa ancora dell’1,4% e il lavoro che arranca, si guarda ai dati attuali con giustificato allarme. Anche perché la flessione delle compravendite di abitazioni si evidenzia ormai “anche nelle maggiori otto città italiane” si legge nel bollettino dell’Agenzia. Le grandi città infatti, registrano complessivamente un tasso tendenziale in diminuzione del 17,9 per cento, bruciando in brevissimo tempo la “ripresina” registrata negli ultimi mesi del 2011. Tra i comuni infatti, “spiccano le forti flessioni registrate a Palermo (-26,5%), a Genova (-21,8%), a Roma e Firenze (entrambe -21% circa). Ma i cali non risparmiano nemmeno Bologna (-18,4%), Torino (-18,1%), Milano e Napoli, che subiscono rispettivamente una perdita del 10,7 e del 9,8%”. “Il mercato crolla, come previsto” continua De Tomaso “ma nelle città che noi monitoriamo (Milano, Roma, Napoli e Torino) registriamo comunque una buona tenuta dei prezzi. Si sa, il mercato immobiliare funziona amacchia di leopardo,. Più difficile nelle zone periferiche, di fascia bassa, per la vendita di nuove costruizioni. Più resistente nei centri storici o nelle metropoli”. E’ davvero così? Resisteranno i prezzi al crollo del settore? Nelle province delle maggiori città già citate infatti, il dato tendenziale del settore immobiliare viaggia sul -15,9% con il record registrato nell’hinterland di Palermo, che perde più del 25%. D’altronde, nonostante l’iniezione di liquidità operata a più riprese dalla Bce, riuscire a strappare alle banche un finanziamento immobiliare conveniente nella gran parte dei casi resta un miraggio. Gli istituti di credito usano il denaro fresco per sostenere se stesse, ripianare i bilanci, acquistare titoli di Stato e quindi alleviare il debito degli stati. Alle famiglie rimane poco, costrette insieme con il mutuo a stipulare costose assicurazioni, a presentare in banca non soltanto il contratto di lavoro a tempo indeterminato ma anche informazioni sullo stato di salute e il fatturato aziendale. Persino l’indagine sul risparmio presentata ieri a Torino da Centro Einaudi e Banca Intesa San Paolo lo ha sottolineato: la casa non è più in cima ai desideri e gli italiani risparmiano più volentieri per far studiare o lasciare un’eredità ai figli. Ed è così. Per forza di cose.
panorama.it
martedì 19 giugno 2012
Banca Network: blocco di tutti i conti correnti
Banca Network, istituto nato da una costola della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, ora in mano a due commissari nominati dalla Banca d'Italia, ha bloccato i conti di 30mila clienti senza preavviso. Sul sito della banca appare, infatti, solo un comunicato in cui si spiega che la misura si è resa necessaria per fronteggiare la situazione di difficoltà. Inoltre, si legge che i commissari con il parere favorevole del comitato di sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d'Italia, hanno deliberato la sospensione del pagamento delle passività di qualsiasi genere per un mese. Lo stop non comprende gli strumenti finanziari della clientela. Dallo scorso mese di novembre 2011, infatti, la Banca è in amministrazione straordinaria, governata da due commissari nominati dalla Banca d'Italia, gli stessi che hanno deciso lo stop ai pagamenti. I conti di Banca Network, che ha come azionisti la Sopaf dei fratelli Magnoni, il Banco Popolare, De Agostini e l'assicurazione Aviva, raccontano una situazione sull'orlo del fallimento, in cui per ora a rimetterci sono i clienti. Il blocco dei pagamenti, in realtà, è una misura provvisoria che dovrebbe protrarsi fino a fine mese, ma che qualcuno ipotizza si possa allungare per ulteriori 60 giorni. Intanto esplode la rabbia dei correntisti della banca che si sono visti bloccare i propri soldi: “Non sono più padrone dei miei soldi”. Queste le parole di Massimo, uno dei 30mila risparmiatori a cui Banca Network dal 31 maggio scorso ha bloccato il conto, che ha anche specificato: “A casa non è arrivata nessuna comunicazione, telefonate o avvisi via mail. Niente”. Ora si attende il via libera della Banca d'Italia alle offerte della Cassa di Risparmio di Ravenna e della Sim modenese Consultinvest per la commissariata Banca Network Investimenti. La prima offerta riguarda le attività bancarie dell'istituto in difficoltà, la seconda la rete dei promotori.
businessonline.it (Marcello Tansini)
venerdì 15 giugno 2012
EURIBOR EURIRS - 15 giugno 2012
Il valore dei tassi di riferimento dipende dall' andamento dei mercati finanziari e varia quindi ogni giorno. La fonte dei nostri dati è IlSole24Ore.
Per i mutui e i finanziamenti a questi tassi và aggiunto lo spread bancario.
TASSO VARIABILE
1 mese 0,38% 0,39
2 mesi 0,48% 0,49
3 mesi 0,66% 0,67
4 mesi 0,76% 0,77
>5 mesi 0,85% 0,86
6 mesi 0,94% 0,95
7 mesi 0,99% 1,01
8 mesi 1,04% 1,06
9 mesi 1,09% 1,11
10 mesi 1,14% 1,15
11 mesi 1,19% 1,20
12 mesi 1,23% 1,24
TASSO FISSO (eurirs)
1 anno 0,91%
2 anni 0,91%
3 anni 0,99%
4 anni 1,13%
5 anni 1,28%
6 anni 1,44%
7 anni 1,57%
8 anni 1,70%
9 anni 1,79%
10 anni 1,88%
12 anni 2,03%
15 anni 2,15%
20 anni 2,17%
25 anni 2,12%
30 anni 2,07%
40 anni 2,07%
50 anni 2,07%
EURIRS
Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso. E' diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea ed è pari ad una media ponderata delle quotazioni alle quali le banche operanti nell'Unione Europea realizzano l'Interest Rate Swap. E' detto anche IRS.
EURIBOR
Tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. E' utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile.
TASSO BCE
Tasso di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE). Rappresenta il tasso al quale la Banca Centrale Europea concede prestiti alle banche operanti nell’Unione Europea.
TASSI DI USURA ANNUO (secondo trimestre 2012)
Mutui a tasso fisso. Per tutti gli importi 9,938
Mutui a tasso variabile. Per tutti gli importi 8,575
Per i mutui e i finanziamenti a questi tassi và aggiunto lo spread bancario.
TASSO VARIABILE
1 mese 0,38% 0,39
2 mesi 0,48% 0,49
3 mesi 0,66% 0,67
4 mesi 0,76% 0,77
>5 mesi 0,85% 0,86
6 mesi 0,94% 0,95
7 mesi 0,99% 1,01
8 mesi 1,04% 1,06
9 mesi 1,09% 1,11
10 mesi 1,14% 1,15
11 mesi 1,19% 1,20
12 mesi 1,23% 1,24
TASSO FISSO (eurirs)
1 anno 0,91%
2 anni 0,91%
3 anni 0,99%
4 anni 1,13%
5 anni 1,28%
6 anni 1,44%
7 anni 1,57%
8 anni 1,70%
9 anni 1,79%
10 anni 1,88%
12 anni 2,03%
15 anni 2,15%
20 anni 2,17%
25 anni 2,12%
30 anni 2,07%
40 anni 2,07%
50 anni 2,07%
EURIRS
Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso. E' diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea ed è pari ad una media ponderata delle quotazioni alle quali le banche operanti nell'Unione Europea realizzano l'Interest Rate Swap. E' detto anche IRS.
EURIBOR
Tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. E' utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile.
TASSO BCE
Tasso di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE). Rappresenta il tasso al quale la Banca Centrale Europea concede prestiti alle banche operanti nell’Unione Europea.
TASSI DI USURA ANNUO (secondo trimestre 2012)
Mutui a tasso fisso. Per tutti gli importi 9,938
Mutui a tasso variabile. Per tutti gli importi 8,575
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