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lunedì 17 giugno 2013

PAGAMENTI RITARDATI NEI MUTUI E FINANZIAMENTI

Quando si stipula un contratto di finanziamento, tra le varie indicazioni, vi è la data di scadenza delle singole rate. Successivamente, anche in presenza di ulteriori comunicazioni da parte della banca o finanziaria, è necessario porre la massima attenzione ai pagamenti.
E' buona regola rispettare le scadenze puntualmente: anche in caso di rimborso tramite RID (addebito sul conto corrente), si consiglia di verificare sempre con la massima attenzione che la rata sia stata regolarmente pagata dalla banca, e che il pagamento sia andato a buon fine. Infatti, anche se la causa non è imputabile al debitore, le finanziarie provvederanno a registrare il ritardo con tutte le conseguenze che ne derivano.

Le conseguenze di un ritardo o mancato pagamento di una rata possono essere così riassunte:
Mora: gli interessi vengono maggiorati di una determinata percentuale stabilita dalla legge.
Registrazione: il rischio è quello di compromettere l'affidabilità creditizia con ripercussioni sulla futura concessione di altri prestiti da altre banche o finanziarie; si consideri infatti che i dati positivi e negativi possono essere condivisi dall'intero sistema bancario e finanziario (vedi Sistemi di Informazioni Creditizie - SIC).
Risoluzione del contratto: il mancato pagamento di anche una sola rata può autorizzare il finanziatore a risolvere il contratto unilateralmente.

In ogni caso, la banca o finanziaria prima di registrare il ritardo in banca dati avverte il cliente intimandolo a pagare (messa in mora); inoltre, si tenga presente che in caso di:

Primo ritardo: il primo ritardo non può essere visualizzato prima che siano scadute almeno due rate mensili consecutive o prima di 60 giorni dall'aggiornamento mensile. Nel caso di un'impresa o di un professionista, il ritardo non può essere visualizzato prima di 30 giorni dall'aggiornamento mensile;

Ritardi successivi al primo di due rate o due mesi poi sanati: sono visualizzati nel momento stesso in cui si verificano e ne rimane memoria per 12 mesi a partire dal giorno dell'avvenuto saldo;

Ritardi superiori poi sanati: ne rimane memoria per 24 mesi a partire dal giorno dell'avvenuto saldo.

In tutti i casi anche qualora un evento negativo non sia sanato questo non potrà rimanere registrato per più di 36 mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto o dalla data in cui è risultato necessario l'ultimo aggiornamento (vedi anche i Tempi di conservazione dei dati nei SIC). 


domenica 12 maggio 2013

Italiani diffidenti verso le banche. Uno su quattro non ha depositi


Un italiano su quattro non lascia i soldi in banca. Certo, con l’aria che tira ci vuole un bel coraggio, verrebbe da dire. E il problema sembra tipicamente dell’Italia che paradossalmente vede una presenza di istituti di credito per abitante sul territorio superiore a qualsiasi stato europeo e una concentrazione di ricchezza personale che supera quella delle ricca e industrializzata Germania. Ma, tant’è e, dati alla mano, nel nostro paese ci sono 15 milioni di persone che non lasciano i propri risparmi in banca. Alla base di tutto, ci sono costi bancari eccessivi e scarsa scolarizzazione. A rivelarlo è una elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre (basato su dati della Commissione europea che ha monitorato quanti cittadini europei con più di 15 anni di età non dispongono di un contro corrente bancario) secondo la quale a livello europeo nessun altro Paese può contare un numero così elevato di cittadini che non possiede un contro corrente in un istituto di credito. Si tratta di un vero e proprio primato che ci fornisce un quadro non necessariamente negativo e che, non può fare a meno che indurci a riflettere sui motivi per i quali c’è disaffezione verso le banche. “Questo record europeo – spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – è riconducibile a ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese. Non possiamo disconoscere, ad esempio, che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca”. A questo principale aspetto bisogna aggiungere i costi di tenuta di conto corrente in Italia che l’Unione Europea ha classificato come “eccessivamente onerosi” rispetto alla media dei paesi dell’eurozona, oltre alle imposte di bollo che non tutti sono disposti a pagare per avere un conto corrente bancario o postale. Un problema già noto da tempo e che purtroppo non è mai stato risolto con decisione. All’Italia, con quasi 15 milioni di persone senza un conto (pari al 29% degli italiani over 15) seguono paesi come la Romania, con poco più di 9.860.000 persone (55% dei romeni over 15 ) e la Polonia, con poco meno di 9.700.000 cittadini (30%). Il divario con i Paesi nostri omologhi è abissale. In Francia e nel Regno Unito i cosiddetti ‘unbanked’ sono in entrambi i Paesi poco più di un milione e mezzo (pari al 3% della popolazione con più di 15 anni). In Germania, invece, la soglia di coloro che non detengono un conto corrente si abbassa a poco più di un milione e quattrocentomila persone (pari al 2%). Ogni cittadino che possiede un conto in banca si sente spiato. Ma la mancanza di fiducia verso le banche si è andata acuendo con la crisi finanziaria e in particolare per colpa della politica di lotta all’evasione fiscale fortemente voluta dal governo Monti che ha di fatto demolito il segreto bancario. Da quest’anno, infatti, tutti i rapporti bancari sono aperti all’occhio vigile dell’Agenzia delle Entrate che, in questo modo, può analizzare e valutare, non solo le spese ingiustificate, ma anche lo stile di vita e le abitudini di ciascun contribuente. Ogni cittadino che possiede un conto in banca o alle poste si sente quindi spiato. Per questo motivo – secondo Cgia – in Italia è ancora molto praticato il pagamento in contanti e moltissimi pensionati preferiscono tenere i propri soldi nei libretti di risparmio postale o utilizzare in misura maggiore, rispetto ai cittadini di qualsiasi altro Paese dell’Ue, il conto corrente di un familiare. Non solo, da un paio di anni a questa parte si è incrementata anche la chiusura di conti correnti italiani e l’apertura di conti all’estero, proprio per evitare che l’occhio indiscreto del fisco vada a vedere come e quando si spendono i propri soldi, ma anche nel timore che prima o poi lo Stato italiano possa effettuare un prelievo forzoso sui risparmi affidati alle banche. Del resto, è già successo.
da investireoggi.it




martedì 30 aprile 2013

Moratoria mutuo prima casa


Dal 27 aprile  torna operativo il Fondo di Solidarietà per i mutui prima casa del ministero dell'Economia e delle Finanze,  Il Fondo consente la sospensione, fino a 18 mesi, del pagamento dell’intera rata del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale.  Il Fondo – rifinanziato dal Decreto “Salva Italia” con ulteriori 20 milioni di euro – sosterrà i costi relativi agli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo della sospensione. In pratica il Fondo ripagherà alla banca il tasso di interesse applicato al mutuo con esclusione della componente di “spread”. Il Fondo, operativo dalla fine del 2010, ha consentito, sinora, la sospensione di circa 6.000 mutui. La sospensione non comporta l'applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria e avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive e viene concessa anche per i mutui che hanno già fruito di altre misure di sospensione, purché tali misure non determinino complessivamente una sospensione dell'ammortamento superiore a 18 mesi.
La sospensione non può essere richiesta per i mutui che abbiano almeno una delle seguenti caratteristiche:
1. ritardo nei pagamenti superiore a novanta giorni consecutivi al momento della presentazione della domanda da parte del mutuatario, ovvero per i quali sia intervenuta la decadenza dal beneficio del termine o la risoluzione del contratto stesso, anche tramite notifica dell'atto di precetto, o sia stata avviata da terzi una procedura esecutiva sull'immobile ipotecato;
2. fruizione di agevolazioni pubbliche;
3. un'assicurazione a copertura del rischio che si verifichino gli eventi di cui sopra, purché tale assicurazione garantisca il rimborso almeno degli importi delle rate oggetto della sospensione e sia efficace nel periodo di sospensione stesso.
Chi può fare richiesta
I nuovi criteri previsti dalla legge e dal Regolamento del Fondo prevedono che la sospensione è concessa per i mutui di importo erogato non superiore a € 250.000, in ammortamento da almeno un anno, il cui titolare abbia un indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 30.000 euro. La sospensione del pagamento della rata di mutuo è subordinata al verificarsi di almeno uno dei seguenti eventi, relativi alla sola persona del mutuatario, intervenuti successivamente alla stipula del contratto di mutuo e accaduti nei 3 anni antecedenti alla richiesta di ammissione al beneficio:
1. cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia o di anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa, con attualità dello stato di disoccupazione;
2. cessazione dei rapporti di lavoro di cui all'art. 409, numero 3), del codice di procedura civile, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di recesso datoriale per giusta causa, di recesso del lavoratore non per giusta causa, con attualità dello stato di disoccupazione;
3. morte o riconoscimento di handicap grave, ai sensi dell'art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero di invalidità civile non inferiore all'80 per cento.
In casi di mutuo cointestato, gli eventi possono riferirsi anche ad uno solo dei mutuatari.


lunedì 15 aprile 2013

Nei primi 9 mesi 2012 mutui in caduta libera, -39,5%

Mutui in caduta libera nei primi nove mesi del 2012. Le concessioni di ipoteche immobiliari a garanzia di mutui, finanziamenti ed altre obbligazioni verso banche e soggetti diversi dalle banche registrano una perdita annua del 39,5%. Il calo è particolarmente accentuato nelle isole (-50,6%) e al Sud (-42,8%). Lo rileva l'Istat.


Legge di stabilità 2013 - Agevolazioni fiscali sui mutui


L’ultima versione della Legge di Stabilità per il 2013 ha introdotto novità interessanti e positive per le famiglie, e soprattutto per quelle che hanno stipulato un mutuo. Come molti sanno la bozza di Legge di Stabilità per il 2013 prevedeva inizialmente il taglio del tetto massimo di detrazioni fiscali della famiglia da 4 mila euro a 3 mila euro. Inoltre, e questo era l’elemento più gravoso per i bilanci familiari, il limite dei 3 mila euro non andava a conteggiare solo gli interessi sul mutuo, come avvenuto in passato, ma anche le altre spese tradizionalmente oggetto di detrazioni fiscali. Ci riferiamo a tutte quelle voci di natura non sanitaria, come le assicurazioni vita o le spese per palestre dei figli. Come abbiamo avuto modo di dimostrare in un precedente articolo, queste novità fiscali avrebbero di fatto azzerato la detraibilità delle altre spese per le famiglie con un mutuo in essere,  e comunque ridotto i benefici fiscali sugli interessi versati alle Banche. Nelle recenti settimane l’opinione pubblica e le associazioni dei consumatori hanno fatto sentire il proprio malcontento e l’insofferenza per l’ennesima misura dell’esecutivo che verrebbe a gravare sulle famiglie, ed in particolare sui ceti meno abbienti. Anche alla luce delle polemiche innescate è stata avviata una revisione della bozza iniziale della Legge di Stabilità. Nella ultima versione sono stati eliminati sia la riduzione del tetto e sia il conteggio cumulato di interessi finanziarie e altre spese sotto il medesimo massimale. In altre parole è mantenuto il tetto attualmente in essere di 4 mila euro: con una aliquota del 19% è dunque consentito un beneficio fiscale massimo di 760 euro. Inoltre il limite dei 4 mila euro varrà per i soli interessi sul mutuo. Le altre spese non sanitarie non rientrano quindi in questo massimale. Conseguentemente il risparmio fiscale sul mutuo non andrà a decurtare i benefici fiscali sulle altre spese. Si tratta quindi di una revisione della bozza di Legge che non penalizza le famiglie, sia che esse detengano mutui e sia che non li detengano. Si tenga presente che gli obiettivi di bilancio concordati dall’Italia a livello Europeo impongono di apportare modifiche alla Legge  ma “a saldi invariati”: le risorse pianificate nella stesura iniziale debbono quindi essere recuperate altrove. In altre parole il rischio è quello che venga introdotta una ulteriore misura a compensazione, e che questa venga a gravare su qualche altra voce del nostro bilancio familiare.